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Ancora gravi disservizi dell’anagrafe di Torino.

Oggi, su Specchio dei Tempi, l’ennesima lettera di un semplice cittadino ottantenne che lamenta i gravi disservizi dell’anagrafe di Torino.

Lo Russo in campagna elettorale promise di risolvere tutti i problemi in 6 mesi. Di mesi ne sono passati 20 e la situazione è oggettivamente peggiorata. Se prima i tempi di attesa erano certamente lunghi, ma almeno era sempre possibile prenotare un appuntamento, adesso è ormai diventato praticamente impossibile prenotare. Non solo una promessa elettorale completamente disattesa (come tante altre) ma anche l’oggettiva incapacità dell’assessore Tresso di mettere in campo soluzioni strutturali.

C’è una grossa differenza, però, rispetto al passato. Se prima la politica e i giornali addossavano ogni colpa all’assessora Pisano, dei disservizi odierni, non si imputa alcuna responsabilità all’assessore Tresso. “Risolveremo”, “faremo”, “miglioreremo”, anche se è lì da quasi due anni. Siamo in Italia e per le donne, in politica, funziona così. Se c’è qualcosa che non funziona, la colpa è tua. Se sei uomo, basta un semplice “stiamo cercando di risolvere”.

Lo Russo e Tresso vivono su un altro pianeta

In campagna elettorale il Sindaco Lo Russo aveva promesso di risolvere il problema delle anagrafi, garantendo entro sei mesi dalle elezioni il rilascio delle carte di identità nel tempo massimo di una settimana.

È passato quasi un anno e mezzo dall’inizio del mandato e, nonostante le risorse straordinarie di cui il Sindaco ha potuto beneficiare tassando e multando i torinesi come mai avvenuto prima, la situazione delle anagrafi è addirittura peggiorata, e ora è diventata un’odissea anche la produzione degli altri certificati.

Promessa non mantenuta? Dipende

Se consideriamo un anno sulla Terra evidentemente sì. Se però prendiamo come riferimento il pianeta Giove, dove un anno dura 4329 giorni terrestri e un mese è lungo 360 giorni (quasi quanto un anno sulla Terra), possiamo dire che mancano ancora quattro anni e mezzo per arrivare ai sei mesi su Giove e dunque la Giunta è assolutamente nei tempi che si era prefissata.

Cari Torinesi, non lamentatevi dei disservizi, probabilmente vi trovate solo sul pianeta sbagliato.

CAMBIO DI RESIDENZA E DI INDIRIZZO: UNA VERA ODISSEA A CARICO DEI CITTADINI

Durante la seduta del Consiglio Comunale di ieri ho interrogato l’assessore ai servizi anagrafici Francesco Tresso sui ritardi e sui disservizi relativi ai cambi di residenza e di indirizzo effettuati attraverso i CAF.

Dallo scorso mese di ottobre, infatti, oltre che con i consueti canali (sportelli anagrafici oppure TorinoFacile), i cittadini torinesi possono inviare la dichiarazione di cambio di residenza o di indirizzo all’Anagrafe anche avvalendosi degli uffici dei CAF che hanno aderito ad una specifica convenzione, costata al Comune di Torino la cifra di 50000 euro.

Quello che doveva rappresentare un ulteriore canale per richiedere i propri documenti è però a poco a poco diventato l’unico strumento a disposizione per incontrare di persona un operatore: diversi cittadini mi hanno infatti segnalato che non si può più accedere direttamente agli uffici anagrafici comunali (i cittadini che si presentano presso le anagrafi vengono invitati a rivolgersi ai Caf Convenzionati), nè si può più prendere appuntamento.

I CAF ovviamente ricevono solo previo appuntamento telefonico, operazione che risulta piuttosto complicata, e per i pochi fortunati che ci riescono il Comune è così in ritardo da aver evaso appena 1500 richieste rispetto alle 5000 pervenute dai CAF. Il 70% delle richieste, dunque, non è ancora stato preso in considerazione.

A conti fatti, in questo momento pare che il servizio serva solo per non avere code fuori dagli uffici comunali, ma facendo due semplici conti, rispetto ai 50000 euro stanziati si è arrivati a spenderne almeno 112000 (ipotizzando il costo minore possibile per ogni pratica), per un servizio che però non funziona.

A tutto ciò bisogna inoltre aggiungere che i tempi di attesa per chi prenota attraverso Torino Facile arrivano a più di sei mesi, con tutti i problemi che ne conseguono.

Una vera e propria odissea, che tra l’altro ha visto più che raddoppiare il costo a carico della collettività.

Caos passaporti

Oggi vorrei esprimere la mia solidarietà agli agenti di polizia impiegati nei commissariati della Città per la gestione del caos passaporti.

Se da un lato è vero che la Brexit e il Covid hanno inevitabilmente intasato il canale, dall’altra parte i disagi che si sono verificati oggi con l’open day, a Torino come in tantissime altre Città d’Italia, erano del tutto prevedibili.

Purtroppo il ministro Piantedosi, molto impegnato nella gestione dei rave, ma molto meno nella gestione di pratiche di vitale importanza per ogni cittadino, non ha messo in campo nulla di utile per risolvere questo problema e ormai da mesi risulta praticamente impossibile trovare uno slot libero per prenotare il proprio passaporto

Servono nuove assunzioni, speriamo che possano essere fatte il prima possibile, da parte del Ministero dell’Interno, e da parte dei Comuni.

Parco Sangone abbandonato a incuria e abusivi

Uno dei progetti che l’amministrazione Appendino ha lasciato in eredità alla Città è il completamento del Parco del Sangone, che prevede la sistemazione a parco pubblico dell’area tra il ponte di corso Unione Sovietica e il Mausoleo Bela Rosin di strada Castello di Mirafiori, la bonifica delle rive del fiume, la realizzazione di nuovi affacci sul fiume, con alberi e sentieri per bici e pedoni, lo sgombero degli orti spontanei e la creazione di un collegamento con l’esistente passerella ciclopedonale sul fiume.

Nonostante la delibera fosse stata approvata nel 2020 e l’inizio dei lavori fosse previsto per il 2021, purtroppo il progetto non è ancora partito.

Nel frattempo però è sorto lungo le sponde del Sangone un maxi insediamento abusivo, che si estende per centocinquanta metri, comprendente al suo interno una “villetta” di due piani con tanto di terrazzo affacciato sul fiume, due baracche di

lamiera con finestre con stipiti in legno, tre pezzi di terra coltivati e bagnati grazie a cisterne, un

sentiero in pietra che collega tutte le strutture, tutto costruito tutto nel giro di pochi mesi, sicuramente dopo lo scorso inverno.

Ho interrogato l’assessore Tresso per comprendere quando ripartirà quel progetto, ma purtroppo la risposta è stata che al momento ci sono altre priorità.

Nel frattempo però l’insediamento abusivo continua a crescere, assieme alla percezione di insicurezza dei residenti e assieme al rischio di non potere più intervenire quando arriverà il momento di far partire i lavori.

Come sempre, anche quest’anno il problema lo risolveremo l’anno prossimo.