Cos’è rimasto di Eurovision?

Questa notte si è conclusa l’ultima edizione di Eurovision che ha visto trionfare la Svezia. A Torino, un anno fa, vinse l’Ucraina ma venne celebrato soprattutto l’ Eurovillage, una serie di concerti gratuiti al Valentino.

Cosa è rimasto di quell’eredità che Lo Russo si ritrovò dalla precedente amministrazione?

A un anno di distanza, al di là di un prato in piazza d’Armi non ancora restituito ai cittadini, lo possiamo dire: assolutamente nulla.

L’amministrazione Lo Russo, purtroppo, non ha saputo mettere a frutto quell’eredità.

Il sindaco, fra un selfie con Cirio e una foto con la chitarra , dichiarò: “Torino resti capitale della musica”.

Parole al vento.

Un vero peccato per Torino.

Un restringimento delle libertà dei giornalisti

Ho appena letto una nota dell’ordine dei Giornalisti del Piemonte che lamenta un irrigidimento dei controlli per l’accesso a Palazzo Civico che comporterebbe un restringimento delle libertà dei giornalisti.

Considerato che l’informazione rappresenta uno dei punti fondamentali per un’amministrazione trasparente, ritengo che tale provvedimento sia da considerarsi un atto gravissimo che il Sindaco deve far ritirare immediatamente.

Anche perchè altrimenti verrebbe da chiedersi perché il Sindaco ha deciso di mettere sotto controllo gli accessi a Palazzo dei giornalisti.

Potrebbero avere inciso le inchieste che stanno travolgendo esponenti del Partito Democratico, della sua Giunta e della sua Maggioranza?

Io spero ovviamente di no e per questo ribadisco l’assoluta ed immediata necessità di cancellare il provvedimento. D’altronde fu lui stesso a chiederlo a gran voce nel 2016. Sarebbe una vera barzelletta se avesse cambiato idea proprio adesso.

Chi ha la responsabilità politica del disastro dell’ex Moi…

Nel 2013, a Torino, nasceva all’ex MOI la più grande occupazione abusiva d’Europa, l’ennesima delle molteplici criticità che l’amministrazione Appendino aveva ereditato dopo anni di cattive amministrazioni.

Liberare le palazzine dell’ex MOI era uno degli obiettivi più ambiziosi che avevamo inserito nel nostro programma del 2016.

Un obiettivo che non solo è diventato realtà, ma che si è successivamente dimostrato un esempio da seguire per risolvere casi analoghi in tutta Italia. Una riqualificazione che ha consentito di passare dalle 1.200 persone ammassate nelle palazzine di via Giordano Bruno a un quartiere che risorge con un social housing di 157 alloggi nuovi per studenti e lavoratori e nuove attività nei dintorni che aprono.

È curioso che chi ha la responsabilità politica del disastro dell’ex Moi oggi sia qui per tagliare il nastro delle nuove palazzine, grazie a un progetto gestito completamente dalla giunta precedente e lo faccia senza nemmeno citarla.

Ma noi siamo comunque felici di aver risolto un problema e aver restituito ai torinesi un quartiere rigenerato con quello che è diventato addirittura un modello nazionale.

Sindaco, cos’ha da nascondere?

In questo anno e mezzo di amministrazione Lo Russo, segnato soprattutto dall’aumento di tutte le tasse per i torinesi e di tagli di nastri di progetti avviati dalla giunta Appendino (ultimo la fabbrica Cartier) e di Eventi che ha ereditato (da Eurovision alle Finals), non ho mai mancato di aggiornarvi sull’incoerenza e l’insopportabile arroganza del sindaco.

In questo caso, però, siamo ben oltre. Il doppiopesismo di Lo Russo sulle comunicazioni in aula richieste (ed ottenute) quando era capogruppo di opposizione e non concesse, da sindaco, sul caso Rear e sul suo assessore Carretta deve avere una motivazione razionale. O il sindaco è in stato confusionale oppure ha qualcosa da nascondere?

Di cosa ha paura?

Che cosa c’è di così indicibile, tale da non volersi presentare davanti al Consiglio Comunale e, quindi, ai torinesi, per fare chiarezza e trasparenza?

Perchè gli risulta così difficile esporsi a tutela dell’Ente che rappresenta?

Lunedì in Aula avrò 1 minuto (che incredibile concessione!) gli porrò questo e tutti gli altri interrogativi irrisolti.

La scelta di Lo Russo: coprire politicamente la sua giunta e il suo partito.

Lo Russo ha comunicato tramite la sua Vice che non verrà in Consiglio Comunale a riferire sul rapporto fra Rear, Città e componenti della sua Giunta. Una scelta pavida il cui fine è soltanto uno: coprire politicamente la sua giunta e il suo partito.

Tuttavia, dalla lettura di un articolo apparso oggi sul Corriere, stanno emergendo alcuni aspetti molto rilevanti e decisamente ingombranti per il sindaco Lo Russo.

Brevemente: nel 2016 la Rear, come avevo già fatto rilevare io il giorno prima, ha finanziato direttamente la campagna elettorale di Carretta e Grippo con un contributo di 14 mila euro ciascuno.

L’articolo citato rileva, invece, che nel 2021 le cose sono cambiate. Non è più stata la REAR a finanziare direttamente i candidati sostenuti da Laus (Grippo, Tuttolomondo, Catanzaro), ma professionisti o altre società in relazione ad essa.

Nel caso di Grippo, 7000 euro sono arrivati da Mauro Busso, già sindaco della Rear e professionista della Business Consulting, società che ha sede nell’edificio della Rear e che fa capo a Gandolfo, storico commercialista di Laus. 3000 euro euro sono poi arrivati dalla MTT Service, azienda di cui è amministratore lo stesso Gandolfo.

Nel caso di Tuttolomondo, sempre 7000 euro sono arrivati da Nicola Mangione, avvocato con sede sempre nell’edificio della Rear e 2500 euro sempre dalla Business Consulting. Il consigliere, in un’intervista, afferma che è stato lo stesso Laus a chiedergli di candidarsi.

Nel caso di Catanzaro, invece, 4000 euro sono arrivati dalla Rear Vigilanza, società di cui la Rear detiene il controllo totale.

Ma l’aspetto politicamente più rilevante è che Busso e Mangione non hanno finanziato solo i candidati già citati, ma hanno anche finanziato direttamente il comitato elettorale del Sindaco Lo Russo con 2000 euro a testa, come riportato proprio sul suo sito.

Ripeto, lasciamo da parte la questione penale che verrà affrontata nelle sedi competenti.

Politicamente parlando, però, le nuove domande che pongo al Sindaco sono:

– la nomina di Carretta (uomo di punta di Laus) ad assessore, era una promessa effettuata prima delle elezioni, oppure è pura casualità? Nel caso fosse stata una promessa (come sostenuto dal giornalista autore dell’articolo e altre testate), bisogna rilevare che poi è stata mantenuta.

– E’ opportuno tutto questo giro di contributi economici, candidature, promesse (eventuali o reali) e poltrone?

– E’ accettabile che la partecipazione politica nel Partito Democratico torinese , abbia queste dinamiche, a prescindere da qualsiasi eventuale implicazione giudiziaria?

Semplici domande di natura politica di fronte alle quali solo il Sindaco Lo Russo può decidere se fornire una risposta ai torinesi oppure continuare a scappare.

Gliele porrò di persona durante il prossimo Consiglio e, nel caso in cui non rispondesse, le depositerò come interpellanza.

INCHIESTA REAR: DA PARTE DI LO RUSSO SERVONO CHIAREZZA E TRASPARENZA

Stando a quanto riportato questa mattina dai quotidiani, fra gli indagati risulterebbero anche l’assessore Mimmo Carretta e la Presidente del Consiglio Comunale Grippo.

Al di là dei risvolti penali e di una vicenda dai contorni non chiari che non ci competono in alcun modo e che verranno chiariti nelle sedi proprie e dalle autorità competenti, ci sono elementi politici davvero macroscopici che Lo Russo non può più far finta di ignorare nascondendosi dietro a un silenzio che ormai si è fatto oltremodo assordante.

L’inchiesta, infatti, non coinvolgerebbe solo più Laus, il suo maggiore sponsor politico all’interno del PD, ma anche due politici di primo piano tra cui, appunto, uno di sua nomina e fiducia, l’assessore Mimmo Carretta.

Al suo assessore ha affidato una delega delicatissima – quella allo Sport e Grandi Eventi – che può riguardare in maniera diretta o indiretta, proprio i rapporti fra il Comune ( e i vari enti collegati ) e la Rear, che fornisce a questi innumerevoli servizi a vario titolo.

Proprio per questo, per fugare ogni dubbio, per dimostrare che la TRASPARENZA viene prima di tutto, il Sindaco dovrebbe venire a riferire urgentemente in Aula in ordine a quanto emerso, ma anche e soprattutto per rassicurare la cittadinanza circa i rapporti fra REAR e la Città, e fra REAR e la sua giunta.

Lo Russo, vorrei ricordarlo, è sì un esponente di partito (e da qui comprendo il suo imbarazzante silenzio) ma da ottobre 2021 è anche il sindaco di tutti i torinesi. E proprio questo aspetto impone una scelta ormai divenuta inevitabile, quella di ripulire il campo con chiarezza e di allontanare ogni ombra. Ne va della credibilità dell’Istituzione che rappresenta. Perché, come lui stesso ricordava qualche tempo fa, “Il confine dell’opportunità politica, infatti, non è e non deve essere solo il codice penale ma lo precede di gran lunga, arriva molto prima, soprattutto per un amministratore pubblico. Soprattutto a Torino.”

Vedremo se il Sindaco sentirà la stessa nostra esigenza di fare chiarezza oppure coprirà politicamente la questione facendo in modo di evitare il dibattito.

Caro segretario del PD torinese…

Leggo che il segretario metropolitano del Pd Marcello Mazzù, esprimendo “fiducia nella magistratura”, relativamente alle indagini che coinvolgono Laus e la Rear, mi chiede, mezzo stampa: “Perché quando il M5S era a capo della Città il capogruppo Russi non ha chiesto l’accesso agli atti nei confronti dei suoi amministratori o funzionari? Due pesi e due misure non sono dignitose in politica”.

Dottor Mazzù, le rispondo volentieri: forse perchè NOI non avevamo alcun assessore ex dipendente e socio della REAR?

L’inchiesta REAR e la questione politica nel PD torinese

Non entro nel merito dell’inchiesta penale, ma, da un punto di vista meramente politico, ho sempre ritenuto che l’aver affidato la delega ai Grandi Eventi a Mimmo Carretta già collaboratore e socio della cooperativa Rear sia stato quantomeno inopportuno.

Perché, è giusto ricordarlo, la Rear, fornisce i propri servizi a innumerevoli enti ed associazioni, incluse quelle che, appunto, organizzano eventi e gestiscono le venues.

Non solo, Mimmo Carretta ed altri consiglieri, da quanto risulta sul sito del Comune di Torino, sono stati beneficiari di contributi elettorali diretti da parte della REAR. Nel caso specifico si tratta di 14.000€ ricevuti nel 2016.

Sia chiaro, nulla di penalmente rilevante, è una questione tutta politica. E a nostro giudizio è stata una scelta politica inopportuna del Sindaco Lo Russo resa ancora più evidente oggi dalle notizie relative all’inchiesta della magistratura.

La questione, estremamente delicata non solo per il PD e per la giunta Lo Russo, ma anche e soprattutto per i cittadini torinesi, merita totale chiarezza e trasparenza e proprio per questo ho predisposto un accesso agli atti per avere conto di tutti i rapporti in essere fra REAR e Comune, le sue partecipate, i suoi enti e tutte le fondazioni, incluse la Fondazione Torino Musei e la fondazione Teatro Regio. Ho anche chiesto tutti i contratti di servizio conclusi o ancora attivi fra Rear e Comune relativi agli Eventi Pubblici.

Proprio il 1 maggio il Governo Meloni vara il “decreto precariato”

Mentre il Governo Meloni vara proprio il 1 maggio un “decreto precariato”, con cui taglia il Reddito di Cittadinanza, che nell’ultimo triennio ha sostenuto le persone più fragili, e smantella il decreto Dignità, mettendo a rischio il futuro di migliaia di famiglie in difficoltà e pregiudicando quello dei giovani, che insieme alle donne sono i più colpiti dall’instabilità, il Movimento 5 Stelle è in piazza a Torino a fianco dei lavoratori e delle lavoratrici, per chiedere a gran voce l’istituzione del salario minimo garantito.

Fra il 1990 e il 2020, il nostro è stato l’unico Paese europeo in cui i salari medi dei lavoratori sono diminuiti (-2,9%); nello stesso periodo, invece, in Germania e Francia sono aumentati – rispettivamente – del 33,7% e del 31,1%. Non solo. In Italia il 12% dei lavoratori è povero (working poor): circa 200mila persone che fino ad oggi hanno integrato il proprio stipendio con il Rdc per cercare di arrivare alla fine del mese.

Il dovere di una società civile è quello di favorire l’occupazione attraverso percorsi di inclusione più forti, garantendo la massima sicurezza sui luoghi di lavoro.

La raccolta differenziata è ferma al palo

Criticai aspramente Lo Russo quando con Bragantini alla presidenza di Amiat fece l’ennesima nomina di partito nelle partecipate della città.

Oggi, dopo aver letto un’intervista all’assessora Foglietta nella quale dichiara che la raccolta differenziata, nel 2022, è ferma al palo sotto il 54% (nel 2021 l’avevamo lasciata al 53,3%, dopo averla ereditata da Fassino al 42%), mi viene da pensare che le critiche che mossi al tempo erano più che fondate.

Dal 2016 la progressione annuale è stata del +2%, +1,3%, +1,7%, +2,8%, +2,8%. Fondamentali, per raggiungere questo risultato, sono state le ecoisole. Poi è arrivata Bragantini e Torino è piombata sotto il + 0,7% fermandosi, appunto, sotto il 54%.

Un risultato pessimo, considerato che l’obiettivo fissato per il 2023 è il 65%, soglia ormai irraggiungibile. Oggettivamente un flop, tutto targato PD, visto che sindaco, assessora e presidente Amiat sono tutti esponenti dello stesso partito.

Pesa, indubbiamente, la scelta tutta politica di non estendere le ecoisole. Bragantini scrisse su Facebook prima di essere nominata presidente “Mi chiedo quali disturbi abbia chi li ha pensati così”. Per capire in che mani è finita Torino, basti pensare che l’azienda che li produce è in provincia di Cuneo, esporta in oltre 20 nazioni e può vantare tra i propri clienti città come Dubai, Barcellona, Buenos Aires, oltre che Genova, Arezzo, Grosseto e tante altre in Italia.

Il sito Amiat, inoltre, non è aggiornato come dovrebbe, motivo per cui ho depositato un accesso agli atti per conoscere i dati precisi del 2022 e lo stato d’avanzamento per il 2023. Sarebbe interessante sapere che obiettivo si porrà la giunta Lo Russo per l’anno in corso e per gli anni a seguire e per questo depositerò un’interpellanza.

È notizia di oggi che il Comune, grazie all’inceneritore, ha incassato dividendi per 15 milioni di €. Sorge il dubbio che dietro il rallentamento della differenziata ci sia una vera e propria regia.