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La tragicomica doppia morale della stampa

Ieri il sindaco Lo Russo ha presentato alle Ex Ogr di Torino i risultati del suo primo anno di mandato e, con essi, i progetti futuri.

Lo ha fatto davanti all’intero gotha cittadino: dagli industriali, ai presidenti delle fondazioni bancarie, ai rettori di Università e Politecnico fino ad un largo parterre istituzionale. Quello che un tempo, con una locuzione nota, avremmo chiamato “il Sistema Torino“.

 

Oggi la rassegna stampa cittadina è un trionfo di titoli sull’evento.

Ve ne riporto qualcuno, per darvi un’idea:

-“Lo Russo lancia i progetti per il futuro” (Corriere della Sera);

-“Sindaco concreto e con una visione. La platea approva” (Corriere della Sera);

-“Il professore e la città” (Corriere della Sera);

-“Il piano di Lo Russo: 4 miliardi per cambiare Torino” (La Repubblica),

-“Un nuovo citybranding porterà l’identità di Torino nel mondo” (La Repubblica),

– “Applausi da ex sindaci, commercio e università” (La Repubblica),

-“Lo Russo ecco il piano di rilancio: 25 milioni per salvare Barriera. Cirio testimonial del sindaco” (La Stampa),

-“Lo Russo one man show: il mio piano per la città fra solidarietà e imprese” (Torino Cronaca).

 

Ora, è forse scontato sottolinearlo, ma non posso fare a meno di notare la tragicomica doppia morale che imperversa tra il modus operandi utilizzato dalla stampa con Chiara Appendino e il MoVimento 5 Stelle e questa narrazione di comodo riservata al centrosinistra.

Se allora ogni nostro errore, ogni nostra ingenuità, ogni dichiarazione fuori posto o iniziativa amministrativa mancata, tutto era duramente giudicato, oggi il nulla. Se allora tutto era minuziosamente radiografato senza nessuna comprensione, che per altro non cercavamo, oggi è l’esatto opposto.

Non dico questo per sottolineare l’imbarazzante cortigianeria di un certo giornalismo, non c’è nulla di più scontato, ma credo che si stia perdendo un’opportunità importante: quella di evidenziare quanto sia sbagliato rendere esclusivo il dialogo dell’amministrazione con una sola parte della città e quanto questo marginalizzi tutti quei cittadini e quelle cittadine che invece, proprio ora, dovrebbero essere al centro del confronto. Proprio ora perché ORA si decidono gli interventi legati ai fondi del Pnrr.

Lo sapete, parliamo di miliardi di euro che se ben dirottati potrebbero essere un mezzo importante di contrasto alle disuguaglianze e alla povertà, se mal dirottati rischiano di essere una mangiatoia per pochi.

Ecco, questo confronto non si può limitare a qualche centinaio di persone ammesse al galà del narcisismo di un sindaco che vorrebbe venderci Torino come Steve Jobs ci vendeva l’ultimo modello della Mela.

Torino non è un prodotto e avrebbe bisogno di ascolto diffuso, di empatia e di sensibilità, tutto quello che nell’ultimo anno è totalmente mancato.

Questo è quello che succede quando il rumore degli applausi di pochi, sempre più amplificato dai media, copre il grido di dolore dei tanti.

Un evento politico di autopromozione

Ieri sera il sindaco Lo Russo ha avuto la brillante idea di convocare alle OGR la Torino “che benpensa” – dal Procuratore Generale Francesco Saluzzo (!) fino al segretario del PD Mazzù – per una lunga relazione sul primo anno di mandato suo e della sua giunta.

Non l’ha fatto in un momento qualsiasi, ma nel bel mezzo dell’evento internazionale più importante dell’anno, le Atp Finals.

Qui ci troviamo di fronte alla follia di un megalomane, pronto a tutto pur di attirare i riflettori su di sè. Chiamparino, per fare un esempio, non si è mai nemmeno sognato di organizzare un evento politico di autopromozione durante le Olimpiadi. Perché durante questi eventi devi tessere relazioni, promuovere la città, perché è Torino che deve stare sotto i riflettori del mondo, non il sindaco pro tempore.

Lo Russo, invece, dimostra ancora una volta di aver perso completamente il contatto con la realtà. Basti pensare che ieri, mentre migliaia di spettatori, terminata la partita al PalaAlpitour , salivano sul 4 che sembrava un carro bestiame tanto era affollato, la sua assessora ai trasporti dov’era? Era lì, alle OGR per assistere alla sua performance. E mentre Torino è invasa di turisti ma sotto i portici continua a regnare il degrado, dov’era il suo assessore? Ovvio, alle OGR in posa per la foto di gruppo. E mentre in Tv andava in onda l’ennesimo servizio sui problemi di sicurezza delle periferie torinesi, dov’era chi, nella sua giunta dovrebbe occuparsi di periferie? Chiuso in questa bolla dorata.

Io, sinceramente, sono sconcertato da tanta arroganza e autoreferenzialità.

Per me il bilancio è già bello che tracciato: prima finirà questa pessima esperienza di governo, meglio sarà per Torino e per i Torinesi.

ATP FINALS, piazza San Carlo vuota

Ieri gli otto tennisti più forti al mondo hanno sfilato in una piazza San Carlo semi deserta, in occasione dell’inaugurazione della seconda edizione torinese degli ATP Finals.

Mi pare che la foto, benché zoomata ad arte per raccogliere l’unico spicchio gremito di persone (200/300 a dir tanto) degli oltre 12.000 mq di estensione della piazza, dica più di mille parole.

Ora, io non sono solita commentare gli eventi sportivi e certamente in questo momento storico ritengo che siano tanti e maggiori i problemi che le famiglie stanno vivendo qui nella nostra città.

Ma non posso nascondere l’imbarazzo di fronte a questa immagine.

Quella piazza vuota, a guardar bene, ci racconta tanto.

Ci racconta la sciatteria con cui il sindaco Lo Russo e la sua giunta stanno trattando un evento che potrebbe essere un volano di rilancio economico e turistico su scala mondiale e invece viene promosso alla stregua di una sagra di paesello.

Ci racconta di quanto sia endemico un certo provincialismo con cui l’amministrazione del Partito Democratico si approccia a queste kermesse internazionali, eventi che meriterebbero ben altra promozione che non quella di una passerella di cui nessuno era a conoscenza.

Ci racconta il vuoto amministrativo di un governo cittadino percepito come fantasma dalla maggior parte dei cittadini.

Quella piazza vuota, inutile negarlo, fa fare una figura pessima alla Città di Torino e a tutti i torinesi.

Quella piazza vuota meriterebbe delle scuse pronte e chiare da parte del sindaco.

Qualità della vita, tonfo Torino

A un anno dall’inizio dell’era Lo Russo, i risultati non tardano ad arrivare…

Le nuove poltrone (da 5.500 euro) di Lo Russo

Dopo aver visto al TGR questo servizio, ho scoperto che una delle prime scelte da sindaco di Lo Russo è stata far sostituire le poltrone del proprio ufficio, inclusa, ovviamente la sua.

Per carità, 5.500€ è una spesa relativamente esigua ma lo trovo comunque decisamente inopportuno, per una serie di motivi.

Il primo è che la poltrona che ha ereditato Appendino dai suoi predecessori e che lei ha lasciato a Lo Russo, così come tutte le poltroncine per gli ospiti, erano ancora in buono stato e assolutamente riutilizzabili.

Il secondo è che quando chiedi ai tuoi cittadini dei sacrifici, innalzando le tasse, non puoi permetterti di impegnare anche un solo centesimo per spese tranquillamente rinviabili.

Il terzo è che le casse del Comune, come tutti sanno, sono in condizioni critiche e spendere i soldi dei cittadini per beni di importanza non certo vitale, come Marie Antoinette insegna, è uno schiaffo in faccia non solo ai dipendenti dell’ente ma a tutti i torinesi.

Continuerò ad approfondire il tema tramite interpellanze e accessi agli atti. Qualcosa mi dice che c’è ancora molto da scoprire.

Il primo, disastroso, anno di amministrazione Lo Russo

I torinesi ricorderanno il primo, disastroso, anno di amministrazione Lo Russo, non tanto per la sua “impalpabilità” ma soprattutto per aver aumentato le tasse, per aver reso le partecipate del Comune l’ufficio di collocamento dei trombati del PD, per l’aumento delle occupazioni nelle case ATC, per i passi indietro sui diritti Lgbtq, per aver ridotto il budget per le manutenzioni delle strade e per aver dimenticato i problemi di sicurezza dei quartieri maggiormente in difficoltà. Unica nota positiva: ha cambiato idea sul Reddito di Cittadinanza, dichiarando che va mantenuto.

Se il primo anno è stato costellato

di insuccessi, nulla di buono si intravvede all’orizzonte: il M5S si batterà in ogni modo affinché non vengano tagliate le tre fermate della Metro 2, come paventato alcuni giorni fa dal sindaco. E’ l’opera pubblica più importante della storia di Torino, non permetteremo che venga ridimensionata.

Torino perde il Festival del giornalismo alimentare

Torino, nell’indifferenza totale del Sindaco, perde un Festival importante che coinvolge centinaia di operatori del settore. Se non fosse troppo impegnato nel piazzare i suoi nelle partecipate, potrebbe, magari, uscire dal suo immobilismo e provare a reperire uno sponsor in grado di garantire l’organizzazione del prossimo festival.

Lo Russo cancella il mercatino di Natale di Piazza Castello

Oggi, su La Stampa, Luca Ferrua fa una riflessione che vorrei condividere insieme a voi.

Se è vero che quest’anno, dopo lo stop per Covid, tornano i festeggiamenti in piazza e i mercatini di Natale, è anche vero che l’attuale giunta ha deciso di cancellare completamente il lavoro fatto negli anni precedenti. Come? Cancellando il mercatino di Natale di Piazza Castello e tornando al vecchio concerto di Capodanno, al posto dello spettacolo di magia che aveva riempito di persone Piazza Castello portando Torino anche sul Guinness dei Primati.

Riguardo ai mercatini, non ho problemi a dire che su alcune cose si poteva ancora migliorare. Torino non aveva mai avuto un grande Mercatino di Natale in centro in grado di attirare turisti. Eravamo partiti da zero, incontrando anche delle difficoltà. Ma qualcosa era stato fatto e da lì si poteva ripartire.

Invece, via, tutto cancellato. Torino torna indietro, anche sotto questo punto di vista. Ecco perchè trovo di assoluto buon senso le parole di Ferrua pubblicate oggi su La Stampa.

TARDIAMO L’ACCENSIONE DEI RISCALDAMENTI ANCHE A TORINO

Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ieri ha posticipato l’accensione dei riscaldamenti nella sua città al 29 ottobre.

Può farlo perché la legge prevede che i sindaci, con propria ordinanza, possono ampliare o ridurre i periodi annuali di esercizio degli impianti termici, a fronte ovviamente di comprovate esigenze.

Ora, a Torino cosa aspettiamo a fare lo stesso?

Non è solo una questione di riduzione dei consumi di gas naturale per la crisi che stiamo vivendo, e che purtroppo sta colpendo violentemente tante famiglie, ma è anche una necessità ambientale improrogabile.

Questo ottobre a Torino le temperature sono state di quasi 2 gradi superiori alla media degli ultimi 30 anni e mentre scrivo questo post, la colonnina di mercurio tocca quota 20°C.

I riscaldamenti, lo sappiamo, sono una delle fonti di inquinanti atmosferici locali, certo non la principale, ma in una città che è maglia nera per lo smog e che ha già all’attivo 69 giorni di sforamento del PM10 – come testimonia Legambiente con il suo dossier “Mal’aria 2022” uscito pochi giorni fa – ogni azione di contenimento delle emissioni nocive e di quelle climalteranti è utile e fondamentale, lo è in primoluogo per la nostra salute.

Quindi caro sindaco Stefano Lo Russo, è vero che fa caldo, ma la prego esca dal torpore amministrativo in cui si è rinchiuso e agisca. Possibilmente…ora!

Il PD non ha rispettato le regole. Avevamo ragione noi.

Ricordate i famosi comizi elettorali del PD nel Punto Verde di Piazza d’Armi? E’ finita così…